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Nasce la rubrica “Alimentazione” sul sito Lilt Catania

Mandate le vostre domande, risponderà la prof.ssa Lilliana Ciotta, medico, endocrinologo, docente dell’Università degli Studi di Catania, esperta in alimentazione

Nasce una nuova rubrica, rivolta a pazienti oncologici e soggetti non oncologici, sul sito della Lilt Catania che si occuperà di “Alimentazione”. La rubrica verrà curata dalla prof.ssa Lilliana Ciotta, medico, endocrinologo, docente dell’Università degli Studi di Catania, esperta in alimentazione.

Mandate le vostre domande specifiche alla mail:

legatumoricatania@gmail.com 

la professoressa Ciotta risponderà in maniera esaustiva.

Le ricette della Lilt di Catania. Minestrone dei 22 ortaggi

Ricetta semplice e tradizionale, ottima per smaltire gli accumuli post-festaioli

Il minestrone è un classico della cucina italiana. Nato come piatto povero ha un basso apporto calorico ed è ideale per uno stile di vita sano. È ricco di fibre e fonte di vitamine, sali minerali e antiossidanti ed è indicato nelle diete e per aiutare il corpo a depurarsi e a eliminare i liquidi in eccesso. 

Mirella Turco, che cura le nostre ricette, lo propone con 22 ortaggi: sedano, pomodoro, patata, cipolla, fagioli bianchi, fagioli rossi, carciofo, porro, basilico, zucchina, zucca gialla, fungo, cavolfiore, carota, broccolo, verza, indivia, cavolo rosso, lenticchie, ceci, fagiolini, prezzemolo

Il “Minestrone dei 22 ortaggi”, ottimo per smaltire gli accumuli post-natalizi, ha visto impegnate la dott.ssa Mirella Turco e la dott.ssa Ramona Polizzi, a cui va tutto il nostro ringraziamento per aver offerto il loro tempo e la loro preparazione a favore di una nobile causa.

 

Calendario Lilt 2022

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2022, che sia anno di solidarietà!

Diamo attenzione a chi lavora per gli altri in maniera disinteressata e gratuita, sosteniamo le onlus che riteniamo meritevoli, inseriamo nella nostra vita un po’ di tempo da donare agli altri

A cura della dott.ssa Aurora Scalisi

Presidente Lilt Catania

Cari amici e soci Lilt,

l’editoriale di gennaio non può non iniziare con un grande e caloroso augurio, che esprimo a tutti con animo sincero, di un nuovo anno di salute e di serenità. La fine del 2020 ci ha visti soli, vulnerabili, preoccupati di non poter più colmare le distanze che sembravano averci divisi per sempre… poi è arrivato il vaccino e abbiamo ricominciato a vivere seppur con le note difficoltà, un valore  però, più di altri, era entrato con prepotenza nella nostra vita: la solidarietà, la comprensione che la salute, bene immateriale di incommensurabile importanza, deve esistere a beneficio di tutti e tutti dobbiamo contribuire a renderlo disponibile ad ognuno di noi.

Le organizzazioni di volontariato sono state indispensabili in tutto il periodo pandemico; la Lilt di Catania ha fatto tanto con il mantenimento dei propri ambulatori in un momento in cui la carenza di personale sanitario obbligava alla chiusura molti ambulatori ospedalieri, con la collaborazione attiva alla Caritas a beneficio di chi era in difficoltà, con l’attività di formazione via web di docenti e ragazzi di scuole medie secondarie di primo e secondo grado, ma, soprattutto, con la presenza costante al malato oncologico al fine di soddisfarne le necessità e i bisogni.

La Lilt di Catania ha sempre continuato a fare dell’equità un valore fondante, condiviso: le due campagne appena concluse (“Ottobre Rosa” e “Percorso Azzurro”) che hanno visto l’accesso alla diagnostica clinica e strumentale di centinaia di persone, ne sono l’esempio tangibile. Una esortazione allora… facciamo di questo 2022 un anno di solidarietà, di disponibilità al prossimo, soprattutto se meno fortunato di noi, diamo attenzione a chi lavora per gli altri in maniera disinteressata e gratuita, sosteniamo le onlus che riteniamo meritevoli, inseriamo nella nostra vita un po’ di tempo da donare agli altri… Ci sentiremo più forti e non dovremo mai  abbassare lo sguardo.

Felice 2022 dunque, ad ognuno di noi!


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LILT Catania
Presso Hospice “Giovanni Paolo II” Ospedale Garibaldi – Nesima
Via Palermo, 632/636 (Torre H)
95122 Catania
Tel.: 095/7598457 (lunedì, martedì, mercoledì, venerdì dalle ore 16,30 alle 19,00; giovedì dalle 10 alle 12 – fatti salvi impegni esterni della segreteria)
Cell. 351 863 36 22 (dalle 9 alle 12 e dalle 18 alle 19)
Fax: 095/7598457
E-mail: legatumoricatania@gmail.com

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L’importanza dell’alimentazione nella prevenzione dei tumori e nel paziente oncologico

I fattori epigenetici possono sia accendere che spegnere i cosiddetti “Oncogeni”, geni in grado di promuovere e mantenere la  comparsa e la crescita di un tumore, oppure accendere o spegnere l’attività di geni che ostacolano lo sviluppo dei tumori

A cura della Prof.ssa Lilliana Ciotta

Endocrinologa. Docente Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania

Il  cancro è forse la patologia più rappresentativa legata all’avanzamento dell’età, perché dipende da una serie di fattori fortemente influenzati dal processo di invecchiamento: danni al DNA, stato infiammatorio cronico, riduzione del funzionamento del sistema immunitario.

FATTORI EPIGENETICI Sul fattore età e sul personale patrimonio genetico (fattori chiaramente non modificabili), possono però influire, anche in modo determinante, i cosiddetti “Fattori Epigenetici”, ossia quei fattori legati allo stile di vita e di abitudini: tipo e qualità dell’alimentazione, controllo del peso corporeo, presenza o meno di regolare attività fisica, qualità del riposo notturno, gestione fisica e mentale dello stress, utilizzo o meno di particolari farmaci con particolare frequenza, ecc. I fattori epigenetici possono sia accendere che spegnere i cosiddetti “Oncogeni”, ossia geni in grado di promuovere e mantenere la  comparsa e la crescita di un tumore, cosi come possono accendere o spegnere l’attività di geni che ostacolano lo sviluppo dei tumori.

ALIMENTAZIONE L’alimentazione può influire notevolmente sullo stato di salute. Una recente ricerca, pubblicata su una importante rivista scientifica, “Nature Metabolism”, coordinata da “Diabetes Center” di Monaco di Baviera, ha evidenziato come una dieta troppo ricca di grassi e di zuccheri può alterare le cellule staminali dell’intestino, causando obesità, diabete e tumori. Come evidenziano i ricercatori di questo trial clinico, l’intestino funge da regolatore centrale dell’energia e dell’omestasi di glucosio, proteine e grassi, e risponde rapidamente ai cambiamenti dietetici e nutrizionali. Una alimentazione troppo ricca di zuccheri e di grassi innesca, come primo momento patologico, un aumento notevole di dimensioni dell’intestino tenue.

Successivamente, le cellule staminali intestinali si moltiplicano e si differenziano molto più velocemente. Proprio questa eccessiva attività proliferativa delle cellule staminali intestinali, potrebbe poi essere il principale meccanismo che porta allo sviluppo di tumori intestinali. Tale comportamento inusuale delle cellule intestinali produce anche uno squilibrio tra le popolazioni intestinali, squilibrio, si ipotizza, che può predisporre, oltre che a  tumori del grosso intestino, anche a tumori del fegato, della  colecisti, delle vie biliari e del pancreas.

NUTRIZIONE E TUMORI Il legame fra alimentazione e cancro è molto complesso. Ogni giorno ingeriamo migliaia di sostanze chimiche. Una alimentazione standard può fornire più di ventimila sostanze che possiedono una attività biologica. Molte  di loro possono modificare varie fasi del processo di cancerogenesi, da sole o in associazione con altre. Gli effetti della alimentazione sono quindi dovuti ad una combinazione di fattori, che influenzano diversi meccanismi del funzionamento cellulare.

ZUCCHERI Le diete ricche di zuccheri semplici e di carboidrati raffinati (farine 0, farine 00, pane bianco) possono promuovere lo sviluppo di tumori, aumentando la produzione di insulina, facendo aumentare di peso, danneggiando le nostre proteine con processi come la glicosilazione (che porta alla formazione degli AGE, “Advanced  Glication  Endo Products”, che, a loro volta, promuovono uno stato cronico di infiammazione subclinica), e aumentando lo stress ossidativo. I cibi ricchi di zuccheri alterano i lipidi plasmatici, in particolare i triglicerdi, e sono causa di sovrappeso  e di obesità. La glicemia  elevata, anche all’interno di una range di normalità (= glicemia  pari o leggermente a 100 mg/mL) è associata ad un maggiore rischio di cancro, in particolare di tumori della mammella e dell’intestino.

GRASSI TRANS Gli acidi grassi “Trans”  (così definiti in base alla loro configurazione molecolare,  più nocivi  dei grassi “Cis”),  sono altamente nocivi, sia per il rischio di far sviluppare malattie cardiocircolatorie , sia perché favoriscono uno stato infiammatorio  subclinico. I grassi “Trans” si formano nel processo di idrogenizzazione dei grassi vegetali (contenuti in margarine, snack industriali dolci e salati, brioche da banco, molti biscotti, cracker e pani industriali, dolciumi vari). I grassi “Trans” alterano la struttura delle membrane cellulari, favoriscono l’infiammazione, la resistenza all’insulina e la comparsa di obesità e di diabete. È stata segnalata una associazione fra presenza eccessiva di grassi “Trans” nell’ alimentazione e tumori della mammella, dello stomaco, e con i linfomi di Hodgkin.

SALE Il sale è importante nella cottura dei cereali e delle verdure. Troppo sale favorisce il cancro attraverso differenti meccanismi: induce la formazione di nitrosamine, aumenta il rischio di gastrite atrofica (spesso anticamera del cancro gastrico), favorisce la colonizzazione della mucosa gastrica da parte dell’ Helicobacter Pilori.  Tutte condizioni, queste, favorenti lo sviluppo del cancro allo stomaco.

CARNI E INSACCATI Alcuni componenti dei cibi sono capaci di danneggiare il DNA delle cellule, hanno  cioè una attivita’ mutagena. Il ferro-eme, abbondante nelle carni rosse, promuove lo sviluppo di tumori intestinali, in quanto induce lo sviluppo di nitrosamine cancerogene. Nelle carni conservate, che sono trattate con nitrati e nitriti (la maggior parte di insaccati, le salsiccie, i wurstel), il ferro-eme è nella forma nitrosilata, e si stima che sia 5 volte e più efficiente nel promuovere il cancro. La vitamina C, la clorofilla delle verdure, i sali di calcio, ne riducono l’effetto negativo, per cui è sempre consigliabile, quando si mangia carne, associarla sempre alle verdure fresche.

Altre sostanze cancerogene, le amine eterocicliche,  si formano nella cottura della carne ad alte temperature (cottura alla piastra, alla griglia, barbecue, ecc), meno nella cottura al forno, e ancora meno nella bollitura (ma non nella bollitura prolungata, dove aumenta il rischio). La cottura ad alte temperature e/o peggio ancora, la cottura con esposizione diretta alla fiamma, di certo favorisce la formazione di idrocarburi aromatici policiclici cancerogeni. Gli studi sono concordi nel riscontrare  un rischio di tumori intestinali associato al consumo frequente di carni rosse e di carni conservate.

Chi le mangia quotidianamente, ha un rischio 2-3 volte superiore rispetto a chi le mangia raramente (ossia non più di 4 volte al mese). Carni rosse ed insaccati sono anche associati al tumore del pancreas. Alcuni studi hanno anche visto una correlazione fra elevato consumo di carni  rosse e di insaccati nell’adolescenza e tumori della mammella nell’età adulta, sia nel sesso femminile che nel sesso maschile. Altri studi suggeriscono che  il consumo elevato di carni conservate in gravidanza  sembra aumentare  il rischio di tumori cerebrali dei bambini.

È ragionevole ipotizzare che un buon consumo di verdura e di frutta nello stesso pasto possa ridurre il rischio da carne: l’alta concentrazione di sostanze antiossidanti presenti nelle verdure (soprattutto) e nella frutta, concentrate a livello intestinale, è in grado (specie se la porzione di verdura è molto abbondante) di ridurre la formazione di nitrosamine cancerogene. Sono molti gli studi, per concludere, che mostrano una chiara associazione fra consumo di grassi saturi (grassi delle carni rosse, grassi dei latticini)  e tumori della mammella e dell’intestino, associazione però limitata  a tumori che esprimono i recettori ormonali.

BEVANDE Altri studi prospettici hanno evidenziato una correlazione fra consumo di bevande zuccherate, o dolcificate con fruttosio o con sciroppo di glucosio, e tumore di mammella, intestino, fegato e pancreas (quest’ultimo in particolare è associato al consumo di elevate quantità di fruttosio. Steve Jobs si ammalò di cancro al pancreas dopo diversi anni di alimentazione quasi esclusivamente fruttariana). L’azione nociva degli zuccheri è sempre mediata dall’insulina e, soprattutto, dai fattori di crescita insulino-correlati (famiglia delle IGF), in quanto tutti gli zuccheri semplici innescano un aumento di insulina e dei suo fattori di crescita, aumento proporzionale all’entità del carico glicemico.

Diversi Studi hanno evidenziato come i fattori di crescita, presenti nel latte vaccino e in tutti i suoi derivati (qualora tali alimenti siano abitualmente consumati in modo eccessivo), possono favorire (assieme ad altri fattori anche non alimentari) lo sviluppo di alcuni tumori, in particolare della mammella, dell’ovaio e della prostata. Il consumo di bevande alcoliche è associato ad una aumentato rischio di tumori. Un moderato consumo di bevande alcoliche (in particolare di vino rosso) riduce invece la mortalità totale e cardiovascolare.

La dose ottimale di consumo di vino rosso è di 125 ml al giorno nella donna e nel soggetto anziano, e di 250 ml nell’uomo. Molti studi hanno segnalato che il rischio di morte aumenta in maniera diretta con un elevato consumo di alcol. Le bevande alcoliche sono fortemente associate ai tumori della mucosa orale, della  gola e dell’esofago, specie in coloro che fumano abitualmente. Il consumo di alcol moltiplica per 3-4 volte  il rischio da tabacco. Un forte fumatore che beve alcol ha un rischio fino a 10 volte superiore rispetto a coloro che non fumano e non bevono. I forti bevitori hanno anche un rischio alto di cirrosi e di cancro al fegato.

Le bevande alcoliche sono anche associate ad un rischio maggiore  di cancro della mammella, dell’ intestino e del pancreas. Soprattutto le donne che bevono regolarmente (in specie i superalcolici)  hanno una aumentato rischio di sviluppare tumore mammario, in particolare un tumore mammario che esprima i recettori ormonali. È stato stimato un amento dei rischio del 3%-10%  per una  quantità di alcol pari ad  un bicchiere di vino (o una lattina di birra, oppure un bicchierino di distillato o di liquore) al giorno.

ALIMENTI CONSIGLIATI Ma quali, allora, i cibi in grado di agire in senso preventivo, sia nel ridurre il rischio di insorgenza dei tumori, sia nel determinare una migliore risposta alle varie terapie antitumorali, sia nel ridurre il  rischio di recidive?

FRUTTA E VERDURA La protezione di verdura e di frutta  è stata negli anni confermata da innumerevoli studi. Molti studi prospettici hanno di recente suggerito che la protezione interessa soprattutto i tumori dell’apparato respiratorio ed intestinale ed esiste una differente azione preventiva in base ai diversi tipi di tumore. La protezione delle  verdure è stata confermata, ad esempio, per il cancro del polmone, ma non per il cancro dello stomaco. La protezione della frutta  è stata confermata  per i tumori delle prime vie aero-digestive (bocca, faringe e laringe), dell’esofago e dello stomaco. Per il cancro dell’intestino, coloro che consumano ridotte quantità di verdura e di frutta hanno un rischio più alto di sviluppare tumori, ma al di sopra di una certa soglia di consumo la protezione non sembra aumentare.

Mentre non ci sono particolari limitazioni al consumo quotidiano di verdure (con l’eccezione delle patate), il consumo quotidiano di frutta non deve essere, invece, eccessivo, in quanto la frutta, pur contenendo parecchie sostanze ad effetto antiossidante, contiene anche molti zuccheri (e, in particolare il fruttosio) che abbiamo visto possono, se assunti in dosi eccessive, aumentare il rischio di tumori. Inoltre, aumentando molto il consumo di frutta e, quindi, di antiossidanti, si rischia, paradossalmente, di proteggere le cellule tumorali. Due-tre frutti massimo al giorno sono il consumo ottimale.

INTEGRATORI

Va fatto qui un accenno alla necessità di limitare, o di sconsigliare del tutto, nel paziente tumorale, l’assunzione di integratori contenenti mixer di vitamine e di minerali (in particolare vitamina C, acido folico, folati, selenio, coenzima Q10, zinco e vitamina B3). Si è infatti osservato un incremento di recidive  tumorali con l’assunzione di tali sostanze. La crescita, lo sviluppo, la recidiva di un tumore mammario può essere favorita, ad esempio, da dosi elevate di vitamina E. Analogamente, l’assunzione di beta carotene e di vitamina E aumentano in modo significativo il rischio di recidive in pazienti con tumori delle prime vie aero-digestive trattati con radioterapia. Ciò perché, verosimilmente, negli integratori sono in genere presenti elevate concentrazioni di questi composti, in assenza completa di fibre vegetali.

LEGUMI E CEREALI Il Codice Europeo Contro il Cancro raccomanda  di “(..) basare la dieta quotidiana prevalentemente su cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, con una ampia varietà di cereali integrali, di legumi, di verdura e di frutta, con attenzione a non consumare però frutta in eccessiva quantità giornaliera (…)”. Gli studi prospettici hanno confermato in modo inequivocabile il ruolo protettivo delle fibre, soprattutto delle fibre da cereali integrali.

La protezione è altamente significativa per tutti i tumori intestinali e per il cancro della mammella. Aumentando di 10 grammi al giorno le fibre consumate ogni giorno si riduce il rischio di cancro dell’intestino del 10%, e del cancro della mammella del 5%. La raffinazione dei cereali (introdotta all’inizio del secolo scorso) ha impoverito i cereali di nutrimenti fondamentali (contenuti nel chicco e nella parte esterna del cereale), nonché di fibre, sia solubili che insolubili.

I cibi integrali erano regolarmente consumati fino a circa 100 anni fa (riso integrale, pane impastato con farine grossolanamente macinate a pietra, il pane con chicchi interi, i semi spezzati) e spesso tali alimenti venivano consumati assieme ai legumi. Cereali integrali e legumi sono tutti alimenti a basso indice glicemico, a differenza delle farine raffinate (tipo 0 e 00, che sono oggi il tipo di farine più utilizzate per la preparazione di pasta, pane, focacce, crackers, prodotti da forno, ecc.). Una alimentazione a basso carico glicemico riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, obesità, diabete e cancro.

PASTA E PANE L’indice glicemico è minore di 30-50 per i legumi, di 70 per la pasta fatta con grano integrale o con grani antichi, di 80 per il pane integrale e per i semi spezzati, rispetto all’indice glicemico del pane bianco. I cereali integrali ed i legumi, consumati quotidianamente (sempre nella giusta quantità) contribuiscono a prevenire l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, l’iperinsulinemia, il diabete, il sovrappeso e l’obesità, l’infiammazione cronica sub clinica ed i tumori.

Inoltre, oltre ad apportare molte fibre e molti nutrienti essenziali, la masticazione più prolungata di cui tali cibi necessitano, aiuta a non  sviluppare sovrappeso od obesità in quanto la prolungata masticazione stimola, nell’intestino, la produzione di neuropeptidi che segnalano al cervello di ridurre l’appetito, inducendo il senso di sazietà. Oggi sono fortunatamente state riscoperte le farine di grani antichi (Timilia, Perciasacchi,  Senatore Russello, ed altre), farine sane, con un elevato apporto di fibre e di nutrienti, a basso indice glicemico e di ottima palabilità. La  pasta fatta con tali farine riduce ulteriormente  il suo indice glicemico se cotta e consumata al dente.

Ottima scelta anche la pasta prodotta con sole farine di legumi, oggi facilmente reperibile anche nella catena delle grandi distribuzione. La pasta di farina di legumi è priva di glutine, di grassi saturi ed animali, ha un buon apporto di proteine vegetali ed un basso indice glicemico. Fra i legumi,  il più basso indice glicemico appartiene alle lenticchie. Tutti i legumi necessitano di ammollo prolungato e di cottura altrettanto prolungata, per aumentarne la digeribilità. Vanno anche introdotti con gradualità, per evitare fenomeni di eccesiva fermentazione intestinale. L’introduzione graduale del legume permetterà la crescita, altrettanto gradule, di colonie batteriche intestinali specifiche, benefiche per l’intestino ed in grado di meglio digerire i legumi.

PROTEINE ANIMALI Un elevato consumo giornaliero di proteine animali aumenta il rischio tumorale. Non occorre consumare un apporto quotidiano eccessivo di proteine, sia animali che vegetali (solo dopo i 60 anni la quota proteica va lievemente aumentata, per l’aumentata quota di catabolismo proteico legato all’età). Un soggetto sedentario  dovrà assumere una quota proteica (meglio se vegetale per il 70%) pari a 0,80 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Tale quota va aumentata  in soggetti che svolgano regolare attività fisica, con aumento proporzionale all’intensità dell’attività praticata

CONCLUSIONI

LINEE GUIDA DELL’EUROPEAN CODE AGAINST CANCER (CODICE EUROPEO CONTRO IL CANCRO) Inerenti una corretta alimentazione preventiva e da attuare in corso di malattia tumorale, durante le varie terapie antitumorali e dopo la guarigione clinica della malattia. Consumare abbondantemente cereali integrali, legumi, verdure e frutta (quest’ultima da evitare un consumo eccessivo).

  • Limitare i cibi molto calorici (ricchi di zuccheri e di grassi)
  • Evitare le bevande zuccherate
  • Evitare le carni conservate
  • Limitare il consumo di carni rosse
  • Limitare i cibi ricchi di sale
  • Moderare il consumo di alcool

(Leggi il CODICE EUROPEO CONTRO IL CANCRO) 

In fondo poche regole, chiare e facili da attuare. L’uomo è ciò che mangia. E non è mai tempo inutile il tempo che occorre dedicare alla scelta degli alimenti ed alla loro cottura. L’alimentazione deve essere semplice e sana, con pochi o assenti del tutto prodotti industriali precotti, spesso carichi di grassi saturi e di eccessivo sale. Consumare prodotti freschi, cibo “vivo”, nella giusta quantità in base all’età, alla presenza o meno di regolare attività fisica (sempre auspicabile da attuare), è il modo più facile e completo di ridurre il rischio di insorgenza di tumori, di rispondere in modo ottimale alle varie terapie antitumorali, e di ridurre il rischio di recidive.

Le ricette della Lilt di Catania. “Pane con pistacchi di Bronte”

Ricetta semplice, ottima da gustare nelle serate natalizie

Il “Pane con pistacchi di Bronte” è una ricetta abbastanza facile da preparare nella quale si esalta il gusto del pistacchio di Bronte, il cosiddetto oro verde dell’Etna che non ha eguali al mondo e che beneficia anche della denominazione DOP. Il suo gusto, tendente al dolce, è un tratto distintivo per riconoscerlo dalle imitazioni.

Il “Pane con pistacchi di Bronte” può accompagnare le nostre serate natalizie, offerto semplice o insieme a formaggi spalmabili o altro ancora. La preparazione ha visto impegnate la dott.ssa Mirella Turco e la dott.ssa Ramona Polizzi, a cui va tutto il nostro ringraziamento per aver offerto il loro tempo e la loro preparazione a favore di una nobile causa.

Velaterapia Lilt nel magnifico mare della riviera dei Ciclopi

L’iniziativa in collaborazione con 4 Spa Sport. Grande affiatamento nell’equipaggio formato dal comandante Salvo Scebba, dalla psicoterapeuta dott.ssa Marta Blandini e da 4 pazienti donne, ex pazienti oncologiche o in corso di terapia

Prosegue l’attività di velaterapia promossa dalla Lilt Catania in collaborazione con 4 Spa Sport. Da settembre a oggi, ogni lunedì mattina, a bordo di “Magis Sok” un affidabile 34 piedi, l’equipaggio formato dal comandante esperto di vela, prof. Salvo Scebba, dalla psicoterapeuta dott.ssa Marta Blandini e da 4 pazienti donne, ex pazienti oncologiche o in corso di terapia, è uscito in mare dal porto di Aci Trezza o di Catania.

L’affiatamento del gruppo, creato soprattutto dall’attività della psicoterapeuta con la complicità delle belle giornate e del magnifico mare di Aci Castello, ha consentito domenica 17 ottobre la partecipazione alla “Barcolina” veleggiata allestita dal Circolo velico “Tamata” da Catania ad Aci Trezza.

“È un onore per 4 Spa Sport mettere a disposizione della LILT Catania le proprie strutture – dichiara il comandante Salvo Scebba – ci siamo conosciuti, allenati ed abbiamo iscritto la barca al calendario invernale: ci  spinge, insieme al vento, il nostro ritrovato ottimismo: ‘Magis significa’ “oltre tutto” e ci fa superare ogni onda ed ogni raffica confidando sul gruppo e sulle nostre forze”.

“La bellezza del potersi sentire e percepire. La barca, il mare, il vento come occasione per prendersi un tempo, per fermarsi ed entrare profondamente in un altrove – sottolinea la psicologa Marta Blandini – . L’equipaggio diventa possibilità di collaborazione e aiuto reciproco. La bellezza di ritrovarsi con il vento sulla pelle, che profuma di speranza, forza e pienezza nonostante tutto…”.

Aggiunge Patrizia: “Non avrei mai pensato di poter far parte dell’equipaggio di una barca a vela! Invece, grazie alla Lilt Catania, è stato ed è possibile. Salvo e Marta ci hanno sempre incoraggiato e, soprattutto, ci hanno fatto sentire una “squadra”: un gruppo di donne accomunate da un problema ma con la voglia di scommettersi e di andare avanti. Queste siamo noi: #LILTaVeleSpiegate”.

Le fa eco Gracy: “È stata un’ottima occasione per distaccarsi dal mondo reale, quello fatto di eventi spiacevoli, perché il mare regala libertà e spensieratezza. Grazie!”.

Chiude Gheta: “Prendere parte al corso di velaterapia  Lilt è  stata una bella esperienza di amicizia e condivisione che ha permesso, ancora una volta,di mettersi in gioco. Grazie a “Magis”, alla bellezza del mare, alle ‘sartie’ e ai nostri bravi esperti”.

Velaterapia Lilt Catania 4 Spa Sport

Tutti in forma con la LILT di Catania. Esercizi di potenziamento dei muscoli degli arti superiori, delle spalle e dei pettorali

Semplici esercizi ginnici elaborati per la LILT di Catania dalla prof.ssa Mariella Pavone, docente di Scienze motorie

È impegno della LILT di Catania proporre, oltre a ricette di sana e corretta alimentazione, anche video con indicazioni a semplici esercizi di ginnastica da poter eseguire facilmente anche a casa. Trenta minuti di ginnastica, ogni giorno, non solo possono prevenire tumori, ma, nell’immediato, migliorano la qualità di vita, rendono agili, aiutano a mantenere tonicità, contrastano l’osteoporosi e globalmente migliorano l’aspetto fisico di ciascuno di noi.

La prof.ssa Mariella Pavone, docente di Educazione motoria presso la Scuola secondaria di secondo grado, ha elaborato questi semplici esercizi di potenziamento muscolare che richiedono l’ausilio dei pesetti o di bottigliette riempite d’acqua o sabbia. Si ringrazia di cuore la professoressa Pavone e tutti i volontari che impegnano il proprio tempo e le loro conoscenze per la LILT. Seguiteci… tutti in forma si può!!!

Attività fisica e allenamento nella prevenzione e nella cura dei tumori

L’attività fisica migliora la salute, contrasta lo sviluppo dei tumori, coadiuva le terapie antitumorali

A cura della Prof.ssa Lilliana Ciotta

Endocrinologa. Docente Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania

Le recenti linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità indicano la necessità di ridurre al minimo la sedentarietà. Stare seduti o coricati è un fattore di rischio e perciò l’attività fisica è raccomandata a tutte le persone, in qualunque età per migliorare la salute, per contrastare lo sviluppo dei tumori e per coadiuvare le terapie antitumorali, serve l’esercizio fisico, sia nella sua forma aerobica che nella sua forma anaerobica. Servono cioè sia esercizi aerobici (quali la camminata, la corsa, la bicicletta), sia esercizi mirati allo sviluppo ed al mantenimento della forza muscolare (quali piegamenti  sulle ginocchia, esercizi con resistenze e sovraccarichi adeguati).

Il termine aerobico indica un tipo di metabolismo nel quale l’organismo ricorre all’ossigeno e al glucosio per produrre energia. Il termine anaerobico indica che l’organismo, allorché aumenta l’intensità dell’esercizio fisico, non ricevendo più sufficiente ossigeno, per produrre energia ricorre a vie metaboliche diverse, che utilizzano soprattutto il glicogeno (la nostra riserva di carboidrati, presente soprattutto nel fegato e nei muscoli).

Prevenire il tumore con l’attività fisica

Ruolo dell’attività fisica nel recupero dopo malattia. Che l’attività fisica contribuisca a diminuire il rischio di cancro è ben noto, e molti studi documentano l’associazione inversa, a livello di popolazione, fra attività fisica e incidenza dei tumori. Numerosi studi hanno con chiarezza stabilito il ruolo protettivo svolto dall’esercizio fisico nel ridurre il rischio di tumore al seno, al polmone, all’endometrio, al colon, al rene e alla prostata. Il passaggio da una vita sedentaria ad una attività fisica moderata per almeno 150 minuti alla settimana (livello minimo di esercizio fisico raccomandato dall’OMS) è associato a una riduzione del rischio di morte per qualunque causa del 24%, e di morte per cancro dell’11%.

Su un lavoro pubblicato sulla rivista “Cancer”, nel 2019, emerge che gli individui che praticavano regolare attività fisica hanno presentato un rischio nettamente più basso, rispetto ai sedentari, di sviluppare un cancro al polmone o al colon retto rispettivamente del 77% e del 61% in meno. Inoltre, nelle persone che hanno sviluppato un tumore al polmone, quelle che praticavano attività fisica hanno riscontrato un pericolo ridotto del 44% di morire a causa della malattia. Dopo malattia, va selezionata la modalità di attività fisica più idonea a quel singolo individuo, prescrivendo l’esercizio fisico nella giusta intensità.

Occorre cioè una corretta personalizzazione del programma di attività fisica. È opportuno iniziare l’attività fisica in modo graduale, mantenendo poi i risultati acquisiti e non interrompendola mai del tutto. Il livello minimo suggerito è di 90 minuti settimanali di attività fisica aerobica, di intensità moderata (camminata, fit walking, corsa lenta, bici, ballo, ecc). In alternativa, si possono svolgere 45 minuti di attività fisica aerobica a maggiore intensità, oppure una combinazione equivalente di attività fisica moderata  e vigorosa (per esempio, 60 minuti di attività moderata e 15 minuti di attività piu’ intensa).

È comunque consigliabile aggiungere  almeno due  volte alla settimana attivita’ di esercizi di forza e di flessibilità muscolare. Gli esercizi di forza sono rappresentati in genere da esercizi di tonificazione  e di sviluppo dei vari distretti muscolo-scheletrici  (spalle, tronco, addome, braccia, gambe): esercizi di corpo libero, con e senza isometria.  L’aggiunta di pesetti leggeri (1 o 2 chilogrammi) può potenziare  l’efficacia degli esercizi.  La flessibilità muscolare ed articolare si avvantaggia di programmi di stretching, ma anche di tecniche quali il pilates e lo yoga.

Naturalmente, occorre tenere presente le condizioni di limitazioni dovute agli esiti delle terapie o alla presenza di catetere o colostomia. La “Preahabilitation” (Preabilitazione) ha l’obbiettivo di preparare il paziente affetto da cancro alle varie terapie attraverso la regolazione dell’alimentazione, la prescrizione di esercizio fisico ed il sostegno psicologico. La “ Preabilitazione” promuove nel paziente oncologico un senso di controllo delle risorse personali, e attiva un processo di motivazione, attraverso interventi che sviluppano la resilienza fisica e psicologica.

L’esercizio fisico durante la terapia

Nel passato, l’esercizio fisico non era riconosciuto come una parte integrante nella cura del cancro. Anzi, veniva sconsigliato, ritenendo che i malati di cancro sottoposti a chemioterapie e ad altre terapie dovessero evitare qualunque sforzo. Tuttavia, già alla fine degli anni ‘80 uno studio randomizzato su donne sottoposte a chemioterapia adiuvante (ossia la terapia successiva all’intervento operatorio) per  tumore alla mammella (tumore esteso a mammella o a linfonodi vicini, Stadio II), evidenziava che più di 8 settimane di esercizio aerobico miglioravano la capacità di svolgere compiti che richiedevano uno sforzo fisico, e riducevano la nausea indotta dalla chemioterapia.

Da allora, numerosi studi hanno documentato gli  effetti positivi dell’esercizio fisico  su pazienti sottoposti a chemioterapia, o a radioterapia, o ad entrambe, per diversi tipo di cancro. L’attività fisica è utile al paziente sia a breve che a lungo termine durante le terapie tumorali. A breve termine, l’attività fisica porta un incremento del flusso sanguigno e della temperatura, uno stimolo sul sistema nervoso simpatico e ad una regolazione ormonale che induce un maggiore danno alle cellule tumorali. Ciò e’ confermato da numerosi studi osservazionali, nei quali si evidenzia, in pazienti tumorali che hanno superato un tumore al colon, al seno, alla prostata, una chiara relazione fra attività fisica e diminuzione della mortalità specifica per cancro.

La quantità e l’intensità dell’esercizio debbono necessariamente essere commisurate all’età del paziente, ad eventuali patologie concomitanti, nonché in base alla tipologia del tumore. Si è osservata, ad esempio, una diminuzione della mortalità per cancro al seno con l’equivalente di 3 ore di camminata alla settimana, e una diminuzione della mortalità per cancro al colon con 6 ore di camminata a settimana. Anche l’aspetto psicologico si avvantaggia notevolmente da una regolare attività fisica.

È noto da tempo come questa, sia aerobica che anaerobica, determina il rilascio di endorfine (le molecole endogene della “ Felicità”), riduce  i livelli di cortisolo (se non eccessivamente intensa), migliora la funzione tiroidea. Tutto ciò si riflette in un migliore risposta ad agenti stressanti, sia esterni che interni, aumenta l’autostima e la fiducia nelle terapie, migliora l’umore di base e la qualità del sonno. Tutti elementi molto importanti, sia nel paziente oncologico che nel paziente ex oncologico.

In conclusione, in base alle attuali conoscenze, l’attivita fisica può e deve considerarsi come parte integrante di un approccio terapeutico nei tumori, prescritto in parallelo con le varie terapie tumorali, ed eseguita, almeno inizialmente, in ambiente ospedaliero o comunque specialistico. Fondamentali le misurazioni obbiettive dello stato fisico del paziente, la formulazione di un programma di esercizio fisico assolutamente personalizzato, nonché l’attenta valutazione  della corretta progressione del carico di allenamento.

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