L’importanza dell’alimentazione nella prevenzione dei tumori e nel paziente oncologico

I fattori epigenetici possono sia accendere che spegnere i cosiddetti “Oncogeni”, geni in grado di promuovere e mantenere la  comparsa e la crescita di un tumore, oppure accendere o spegnere l’attività di geni che ostacolano lo sviluppo dei tumori

A cura della Prof.ssa Lilliana Ciotta

Endocrinologa. Docente Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Catania

Il  cancro è forse la patologia più rappresentativa legata all’avanzamento dell’età, perché dipende da una serie di fattori fortemente influenzati dal processo di invecchiamento: danni al DNA, stato infiammatorio cronico, riduzione del funzionamento del sistema immunitario.

FATTORI EPIGENETICI Sul fattore età e sul personale patrimonio genetico (fattori chiaramente non modificabili), possono però influire, anche in modo determinante, i cosiddetti “Fattori Epigenetici”, ossia quei fattori legati allo stile di vita e di abitudini: tipo e qualità dell’alimentazione, controllo del peso corporeo, presenza o meno di regolare attività fisica, qualità del riposo notturno, gestione fisica e mentale dello stress, utilizzo o meno di particolari farmaci con particolare frequenza, ecc. I fattori epigenetici possono sia accendere che spegnere i cosiddetti “Oncogeni”, ossia geni in grado di promuovere e mantenere la  comparsa e la crescita di un tumore, cosi come possono accendere o spegnere l’attività di geni che ostacolano lo sviluppo dei tumori.

ALIMENTAZIONE L’alimentazione può influire notevolmente sullo stato di salute. Una recente ricerca, pubblicata su una importante rivista scientifica, “Nature Metabolism”, coordinata da “Diabetes Center” di Monaco di Baviera, ha evidenziato come una dieta troppo ricca di grassi e di zuccheri può alterare le cellule staminali dell’intestino, causando obesità, diabete e tumori. Come evidenziano i ricercatori di questo trial clinico, l’intestino funge da regolatore centrale dell’energia e dell’omestasi di glucosio, proteine e grassi, e risponde rapidamente ai cambiamenti dietetici e nutrizionali. Una alimentazione troppo ricca di zuccheri e di grassi innesca, come primo momento patologico, un aumento notevole di dimensioni dell’intestino tenue.

Successivamente, le cellule staminali intestinali si moltiplicano e si differenziano molto più velocemente. Proprio questa eccessiva attività proliferativa delle cellule staminali intestinali, potrebbe poi essere il principale meccanismo che porta allo sviluppo di tumori intestinali. Tale comportamento inusuale delle cellule intestinali produce anche uno squilibrio tra le popolazioni intestinali, squilibrio, si ipotizza, che può predisporre, oltre che a  tumori del grosso intestino, anche a tumori del fegato, della  colecisti, delle vie biliari e del pancreas.

NUTRIZIONE E TUMORI Il legame fra alimentazione e cancro è molto complesso. Ogni giorno ingeriamo migliaia di sostanze chimiche. Una alimentazione standard può fornire più di ventimila sostanze che possiedono una attività biologica. Molte  di loro possono modificare varie fasi del processo di cancerogenesi, da sole o in associazione con altre. Gli effetti della alimentazione sono quindi dovuti ad una combinazione di fattori, che influenzano diversi meccanismi del funzionamento cellulare.

ZUCCHERI Le diete ricche di zuccheri semplici e di carboidrati raffinati (farine 0, farine 00, pane bianco) possono promuovere lo sviluppo di tumori, aumentando la produzione di insulina, facendo aumentare di peso, danneggiando le nostre proteine con processi come la glicosilazione (che porta alla formazione degli AGE, “Advanced  Glication  Endo Products”, che, a loro volta, promuovono uno stato cronico di infiammazione subclinica), e aumentando lo stress ossidativo. I cibi ricchi di zuccheri alterano i lipidi plasmatici, in particolare i triglicerdi, e sono causa di sovrappeso  e di obesità. La glicemia  elevata, anche all’interno di una range di normalità (= glicemia  pari o leggermente a 100 mg/mL) è associata ad un maggiore rischio di cancro, in particolare di tumori della mammella e dell’intestino.

GRASSI TRANS Gli acidi grassi “Trans”  (così definiti in base alla loro configurazione molecolare,  più nocivi  dei grassi “Cis”),  sono altamente nocivi, sia per il rischio di far sviluppare malattie cardiocircolatorie , sia perché favoriscono uno stato infiammatorio  subclinico. I grassi “Trans” si formano nel processo di idrogenizzazione dei grassi vegetali (contenuti in margarine, snack industriali dolci e salati, brioche da banco, molti biscotti, cracker e pani industriali, dolciumi vari). I grassi “Trans” alterano la struttura delle membrane cellulari, favoriscono l’infiammazione, la resistenza all’insulina e la comparsa di obesità e di diabete. È stata segnalata una associazione fra presenza eccessiva di grassi “Trans” nell’ alimentazione e tumori della mammella, dello stomaco, e con i linfomi di Hodgkin.

SALE Il sale è importante nella cottura dei cereali e delle verdure. Troppo sale favorisce il cancro attraverso differenti meccanismi: induce la formazione di nitrosamine, aumenta il rischio di gastrite atrofica (spesso anticamera del cancro gastrico), favorisce la colonizzazione della mucosa gastrica da parte dell’ Helicobacter Pilori.  Tutte condizioni, queste, favorenti lo sviluppo del cancro allo stomaco.

CARNI E INSACCATI Alcuni componenti dei cibi sono capaci di danneggiare il DNA delle cellule, hanno  cioè una attivita’ mutagena. Il ferro-eme, abbondante nelle carni rosse, promuove lo sviluppo di tumori intestinali, in quanto induce lo sviluppo di nitrosamine cancerogene. Nelle carni conservate, che sono trattate con nitrati e nitriti (la maggior parte di insaccati, le salsiccie, i wurstel), il ferro-eme è nella forma nitrosilata, e si stima che sia 5 volte e più efficiente nel promuovere il cancro. La vitamina C, la clorofilla delle verdure, i sali di calcio, ne riducono l’effetto negativo, per cui è sempre consigliabile, quando si mangia carne, associarla sempre alle verdure fresche.

Altre sostanze cancerogene, le amine eterocicliche,  si formano nella cottura della carne ad alte temperature (cottura alla piastra, alla griglia, barbecue, ecc), meno nella cottura al forno, e ancora meno nella bollitura (ma non nella bollitura prolungata, dove aumenta il rischio). La cottura ad alte temperature e/o peggio ancora, la cottura con esposizione diretta alla fiamma, di certo favorisce la formazione di idrocarburi aromatici policiclici cancerogeni. Gli studi sono concordi nel riscontrare  un rischio di tumori intestinali associato al consumo frequente di carni rosse e di carni conservate.

Chi le mangia quotidianamente, ha un rischio 2-3 volte superiore rispetto a chi le mangia raramente (ossia non più di 4 volte al mese). Carni rosse ed insaccati sono anche associati al tumore del pancreas. Alcuni studi hanno anche visto una correlazione fra elevato consumo di carni  rosse e di insaccati nell’adolescenza e tumori della mammella nell’età adulta, sia nel sesso femminile che nel sesso maschile. Altri studi suggeriscono che  il consumo elevato di carni conservate in gravidanza  sembra aumentare  il rischio di tumori cerebrali dei bambini.

È ragionevole ipotizzare che un buon consumo di verdura e di frutta nello stesso pasto possa ridurre il rischio da carne: l’alta concentrazione di sostanze antiossidanti presenti nelle verdure (soprattutto) e nella frutta, concentrate a livello intestinale, è in grado (specie se la porzione di verdura è molto abbondante) di ridurre la formazione di nitrosamine cancerogene. Sono molti gli studi, per concludere, che mostrano una chiara associazione fra consumo di grassi saturi (grassi delle carni rosse, grassi dei latticini)  e tumori della mammella e dell’intestino, associazione però limitata  a tumori che esprimono i recettori ormonali.

BEVANDE Altri studi prospettici hanno evidenziato una correlazione fra consumo di bevande zuccherate, o dolcificate con fruttosio o con sciroppo di glucosio, e tumore di mammella, intestino, fegato e pancreas (quest’ultimo in particolare è associato al consumo di elevate quantità di fruttosio. Steve Jobs si ammalò di cancro al pancreas dopo diversi anni di alimentazione quasi esclusivamente fruttariana). L’azione nociva degli zuccheri è sempre mediata dall’insulina e, soprattutto, dai fattori di crescita insulino-correlati (famiglia delle IGF), in quanto tutti gli zuccheri semplici innescano un aumento di insulina e dei suo fattori di crescita, aumento proporzionale all’entità del carico glicemico.

Diversi Studi hanno evidenziato come i fattori di crescita, presenti nel latte vaccino e in tutti i suoi derivati (qualora tali alimenti siano abitualmente consumati in modo eccessivo), possono favorire (assieme ad altri fattori anche non alimentari) lo sviluppo di alcuni tumori, in particolare della mammella, dell’ovaio e della prostata. Il consumo di bevande alcoliche è associato ad una aumentato rischio di tumori. Un moderato consumo di bevande alcoliche (in particolare di vino rosso) riduce invece la mortalità totale e cardiovascolare.

La dose ottimale di consumo di vino rosso è di 125 ml al giorno nella donna e nel soggetto anziano, e di 250 ml nell’uomo. Molti studi hanno segnalato che il rischio di morte aumenta in maniera diretta con un elevato consumo di alcol. Le bevande alcoliche sono fortemente associate ai tumori della mucosa orale, della  gola e dell’esofago, specie in coloro che fumano abitualmente. Il consumo di alcol moltiplica per 3-4 volte  il rischio da tabacco. Un forte fumatore che beve alcol ha un rischio fino a 10 volte superiore rispetto a coloro che non fumano e non bevono. I forti bevitori hanno anche un rischio alto di cirrosi e di cancro al fegato.

Le bevande alcoliche sono anche associate ad un rischio maggiore  di cancro della mammella, dell’ intestino e del pancreas. Soprattutto le donne che bevono regolarmente (in specie i superalcolici)  hanno una aumentato rischio di sviluppare tumore mammario, in particolare un tumore mammario che esprima i recettori ormonali. È stato stimato un amento dei rischio del 3%-10%  per una  quantità di alcol pari ad  un bicchiere di vino (o una lattina di birra, oppure un bicchierino di distillato o di liquore) al giorno.

ALIMENTI CONSIGLIATI Ma quali, allora, i cibi in grado di agire in senso preventivo, sia nel ridurre il rischio di insorgenza dei tumori, sia nel determinare una migliore risposta alle varie terapie antitumorali, sia nel ridurre il  rischio di recidive?

FRUTTA E VERDURA La protezione di verdura e di frutta  è stata negli anni confermata da innumerevoli studi. Molti studi prospettici hanno di recente suggerito che la protezione interessa soprattutto i tumori dell’apparato respiratorio ed intestinale ed esiste una differente azione preventiva in base ai diversi tipi di tumore. La protezione delle  verdure è stata confermata, ad esempio, per il cancro del polmone, ma non per il cancro dello stomaco. La protezione della frutta  è stata confermata  per i tumori delle prime vie aero-digestive (bocca, faringe e laringe), dell’esofago e dello stomaco. Per il cancro dell’intestino, coloro che consumano ridotte quantità di verdura e di frutta hanno un rischio più alto di sviluppare tumori, ma al di sopra di una certa soglia di consumo la protezione non sembra aumentare.

Mentre non ci sono particolari limitazioni al consumo quotidiano di verdure (con l’eccezione delle patate), il consumo quotidiano di frutta non deve essere, invece, eccessivo, in quanto la frutta, pur contenendo parecchie sostanze ad effetto antiossidante, contiene anche molti zuccheri (e, in particolare il fruttosio) che abbiamo visto possono, se assunti in dosi eccessive, aumentare il rischio di tumori. Inoltre, aumentando molto il consumo di frutta e, quindi, di antiossidanti, si rischia, paradossalmente, di proteggere le cellule tumorali. Due-tre frutti massimo al giorno sono il consumo ottimale.

INTEGRATORI

Va fatto qui un accenno alla necessità di limitare, o di sconsigliare del tutto, nel paziente tumorale, l’assunzione di integratori contenenti mixer di vitamine e di minerali (in particolare vitamina C, acido folico, folati, selenio, coenzima Q10, zinco e vitamina B3). Si è infatti osservato un incremento di recidive  tumorali con l’assunzione di tali sostanze. La crescita, lo sviluppo, la recidiva di un tumore mammario può essere favorita, ad esempio, da dosi elevate di vitamina E. Analogamente, l’assunzione di beta carotene e di vitamina E aumentano in modo significativo il rischio di recidive in pazienti con tumori delle prime vie aero-digestive trattati con radioterapia. Ciò perché, verosimilmente, negli integratori sono in genere presenti elevate concentrazioni di questi composti, in assenza completa di fibre vegetali.

LEGUMI E CEREALI Il Codice Europeo Contro il Cancro raccomanda  di “(..) basare la dieta quotidiana prevalentemente su cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, con una ampia varietà di cereali integrali, di legumi, di verdura e di frutta, con attenzione a non consumare però frutta in eccessiva quantità giornaliera (…)”. Gli studi prospettici hanno confermato in modo inequivocabile il ruolo protettivo delle fibre, soprattutto delle fibre da cereali integrali.

La protezione è altamente significativa per tutti i tumori intestinali e per il cancro della mammella. Aumentando di 10 grammi al giorno le fibre consumate ogni giorno si riduce il rischio di cancro dell’intestino del 10%, e del cancro della mammella del 5%. La raffinazione dei cereali (introdotta all’inizio del secolo scorso) ha impoverito i cereali di nutrimenti fondamentali (contenuti nel chicco e nella parte esterna del cereale), nonché di fibre, sia solubili che insolubili.

I cibi integrali erano regolarmente consumati fino a circa 100 anni fa (riso integrale, pane impastato con farine grossolanamente macinate a pietra, il pane con chicchi interi, i semi spezzati) e spesso tali alimenti venivano consumati assieme ai legumi. Cereali integrali e legumi sono tutti alimenti a basso indice glicemico, a differenza delle farine raffinate (tipo 0 e 00, che sono oggi il tipo di farine più utilizzate per la preparazione di pasta, pane, focacce, crackers, prodotti da forno, ecc.). Una alimentazione a basso carico glicemico riduce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, obesità, diabete e cancro.

PASTA E PANE L’indice glicemico è minore di 30-50 per i legumi, di 70 per la pasta fatta con grano integrale o con grani antichi, di 80 per il pane integrale e per i semi spezzati, rispetto all’indice glicemico del pane bianco. I cereali integrali ed i legumi, consumati quotidianamente (sempre nella giusta quantità) contribuiscono a prevenire l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, l’iperinsulinemia, il diabete, il sovrappeso e l’obesità, l’infiammazione cronica sub clinica ed i tumori.

Inoltre, oltre ad apportare molte fibre e molti nutrienti essenziali, la masticazione più prolungata di cui tali cibi necessitano, aiuta a non  sviluppare sovrappeso od obesità in quanto la prolungata masticazione stimola, nell’intestino, la produzione di neuropeptidi che segnalano al cervello di ridurre l’appetito, inducendo il senso di sazietà. Oggi sono fortunatamente state riscoperte le farine di grani antichi (Timilia, Perciasacchi,  Senatore Russello, ed altre), farine sane, con un elevato apporto di fibre e di nutrienti, a basso indice glicemico e di ottima palabilità. La  pasta fatta con tali farine riduce ulteriormente  il suo indice glicemico se cotta e consumata al dente.

Ottima scelta anche la pasta prodotta con sole farine di legumi, oggi facilmente reperibile anche nella catena delle grandi distribuzione. La pasta di farina di legumi è priva di glutine, di grassi saturi ed animali, ha un buon apporto di proteine vegetali ed un basso indice glicemico. Fra i legumi,  il più basso indice glicemico appartiene alle lenticchie. Tutti i legumi necessitano di ammollo prolungato e di cottura altrettanto prolungata, per aumentarne la digeribilità. Vanno anche introdotti con gradualità, per evitare fenomeni di eccesiva fermentazione intestinale. L’introduzione graduale del legume permetterà la crescita, altrettanto gradule, di colonie batteriche intestinali specifiche, benefiche per l’intestino ed in grado di meglio digerire i legumi.

PROTEINE ANIMALI Un elevato consumo giornaliero di proteine animali aumenta il rischio tumorale. Non occorre consumare un apporto quotidiano eccessivo di proteine, sia animali che vegetali (solo dopo i 60 anni la quota proteica va lievemente aumentata, per l’aumentata quota di catabolismo proteico legato all’età). Un soggetto sedentario  dovrà assumere una quota proteica (meglio se vegetale per il 70%) pari a 0,80 grammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Tale quota va aumentata  in soggetti che svolgano regolare attività fisica, con aumento proporzionale all’intensità dell’attività praticata

CONCLUSIONI

LINEE GUIDA DELL’EUROPEAN CODE AGAINST CANCER (CODICE EUROPEO CONTRO IL CANCRO) Inerenti una corretta alimentazione preventiva e da attuare in corso di malattia tumorale, durante le varie terapie antitumorali e dopo la guarigione clinica della malattia. Consumare abbondantemente cereali integrali, legumi, verdure e frutta (quest’ultima da evitare un consumo eccessivo).

  • Limitare i cibi molto calorici (ricchi di zuccheri e di grassi)
  • Evitare le bevande zuccherate
  • Evitare le carni conservate
  • Limitare il consumo di carni rosse
  • Limitare i cibi ricchi di sale
  • Moderare il consumo di alcool

(Leggi il CODICE EUROPEO CONTRO IL CANCRO) 

In fondo poche regole, chiare e facili da attuare. L’uomo è ciò che mangia. E non è mai tempo inutile il tempo che occorre dedicare alla scelta degli alimenti ed alla loro cottura. L’alimentazione deve essere semplice e sana, con pochi o assenti del tutto prodotti industriali precotti, spesso carichi di grassi saturi e di eccessivo sale. Consumare prodotti freschi, cibo “vivo”, nella giusta quantità in base all’età, alla presenza o meno di regolare attività fisica (sempre auspicabile da attuare), è il modo più facile e completo di ridurre il rischio di insorgenza di tumori, di rispondere in modo ottimale alle varie terapie antitumorali, e di ridurre il rischio di recidive.

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